mercoledì 17 giugno 2009

Nuovo comunicato della Spedizione Ande del Nord impegnata in Amazzonia

(Foto: G. Frinchillucci)

Riporto un nuovo comunicato che perviene dall'Amazzonia da parte degli amici che mi hanno preceduto in missione con la Spedizione Ande del Nord.



A Bagua tra il 5 e il 6 giugno c’è stato stato un conflitto a fuoco tra indios e polizia con circa venti vittime tra i poliziotti e ancora oggi non si conosce il numero esatto delle vittime tra i nativi, che comunque si aggira sull’ordine delle decine, e tutte le comunità native si stanno sollevando.
Abbiamo iniziato ad informarci e abbiamo appurato che tutto è partito dalla volontà del governo dell’Apra, guidato da Alan Garcia, di abrogare una norma della costituzione per rendere più facile l’accesso alle risorse della selva da parte delle imprese di sfruttamento minerario e petrolifero, anche contro la volontà della popolazioni native.
Contro il decreto centinaia di indios armati con archi e frecce presidiano barricate che bloccano tutte le strade.
La tensione è altissima. A loro si sono aggregati oppositori politici del governo in carica che stanno approfittando del grave momento.
I blocchi hanno paralizzato l’Amazzonia, in particolare la Selva Central, dove ci troviamo ora noi.
Noi siamo stati bloccati dai manifestanti a Pichanaki e con molte difficoltà ci siamo rifugiati nella chiesa cattolica.
A questo punto le ricerche scientifiche che pensavamo di fare con i nativi, sono state sospese e abbiamo concentrato tutte le nostre attenzioni sulla situazione e sulla realizzazione di attività di sostegno umanitario alle popolazioni locali convinti che azioni di pacekeeping e promozione del dialogo, accompagnati da fatti concreti, come la distribuzione di aiuti umanitari, siano la nostra vera priorità in questa circostanza così drammatica.
Così entrati in contatto con il sindaco della città di Pichanaki, un politico molto attento alle esigenze della popolazione e con una forte volontà di dialogo, che ci ha aiutato moltissimo.
Sentiamo forte il desiderio di aiuatare il dialogo tra le parti, convinti che la questione si possa risolvere pacificamente e non con un inutile bagno di sangue.

Adesso siamo scesi a Satipo per raccogliere altre informazioni.

Domani qui in Perù è un giorno decisivo. Il governo dovrebbe abrogare il decreto 1090 e la situazione potrebbe normalizzarsi, altrimenti nessuno può sapere cosa succederà.

Di sicuro noi in questo momento ci troviamo bloccati (per nostra scelta) nel territorio indigeno, aspettando l’evolversi della situazione e pronti per aiutare le popolazioni con aiuti umanitari e mettendoci al servizio del dialogo con esperienze di peacekeeping che abbiamo già acquisto in Africa Orientale.

Con me ci sono alcuni dei quadri dell’associazione Perigeo Onlus: Giorgio Marinelli, il presidente, Valentina Francia e Laura Bacalini, responsabili del settore comunicazione e progettazione. Con i fondi raccolti la Perigeo sta aiutando le popolazioni native.

Speriamo che domani il Peru conosca un giorno di pace e di riconciliazione e che i diritti dei nativi vengano rispettati.

Noi questa notte alle 4 partiremo per raggiungere via fiume un importante villaggio Ashaninkas sul rio Tambo per incontrare un missionario francescano e antropologo mio amico.
Cercheremo con lui di capire meglio la situazione e come possiamo aiutare meglio le popolazioni native.

Un grazie di cuore a quanti ci stanno sostendo.


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