sabato 20 novembre 2010

A Michele Lepera il premio Chatwin 2010

Michele con una bimba di Tiniteqilaaq

Con il racconto '
Senza peso', un'impressione di Viaggio in Ammassalik, nella Groenlandia Orientale, Michele Lepera ha vinto il primo premio del Concorso Storie di Viaggio - Sezione narrativa - del prestigioso Premio Chatwin.

Oggi la premiazione nella meravigliosa Sala del Maggior Consiglio, a Palazzo Ducale, uno dei più bei Palazzi storici di Genova.



Con Michele siamo stati in Ammassalik in occasione del primo viaggio del Progetto Italiammassalik nell'estate del 2010, e, durante quel viaggio, a contatto con l'isolamento assoluto, ha sentito il profumo dell'anima di questa popolazione sincera e amichevole, e il silenzio di questo mondo ancora primitivo, ed ora collabora alla sua conservazione mettendo a disposizione le proprie competenze professionali di fotografo e grafico pubblicitario.


Giochi di bimbi a Kukusuk

Il villaggio di cui parla all'inizio del racconto è Tiniteqilaaq, ai confini del mondo, e i pioli sono i gradini arrugginiti della scala di ferro che portano sul molo.

A questo link si può leggere tutto il racconto.


lunedì 1 novembre 2010

Qervertivartiq sul fiordo di Sermiligaaq, nella Groenlandia orientale

Qervertivartiq è abbandonato.
Sta nel fiordo di Sermiligaaq su un promontorio incassato fra montagne, iceberg e mare. Le rocce su cui sorge sono aggredite dal vento e dalla furia delle acque.

Fino a qualche anno fa qui vivevano due cacciatori, poi uno è morto e l'altro se ne andato a Tasiilaq, la grande citta, a cercare una nuova vita.
Non so se l'abbia trovata, più probabilmente come tutti gli altri è stato sconfitto dalla civiltà occidentale che non offre spazio agli inuit, e trascorre le giornate sul muretto davanti al pub in fondo alla strada, a ricordare le onde che si frangono sulle scogliere di Qervertivartiq.
E forse come tanti altri, preso dalla struggente nostalgia del suo mondo perduto, finirà domani la propria vita suicidandosi.
Robert Peroni prospetta un 2011 atroce per questa piccola popolazione. Secondo le previsioni, nel corso del prossimo anno a Tasiilaq, su 1800 inuit 100 si suicideranno per la disperazione nel futuro e la nostalgia del passato...

Trascorrere una notte a Qervertivartiq in compagnia delle croci silenziose dei cacciatori inuit che qui hanno vissuto, gli occhi aperti su di un cielo cupo che presagisce tempesta e le orecchie tese ad ascoltare gli schiocchi degli icebergs che si spaccano, aiuta noi folli occidentali a comprendere un poco la tristezza di questa piccola popolazione.


sabato 25 settembre 2010

I villaggi di Ammassalik

Tiniteqilaaq

Ho preparato una mappa con i villaggi di Ammassalik.
Da qualche tempo su Google Maps sono molto ben definiti. E' interessante vederli tutti con un viaggio ... virtuale, in attesa di poterli visitare di persona.



Visualizza I villaggi di Ammassalik in una mappa di dimensioni maggiori

giovedì 16 settembre 2010

Progetto Ammassalik: continua

Bambina inuit a Tiniteqilaaq. Stavamo giocando con loro, poi si sono stancati ....

Il Progetto Italiammassalik sta riscuotendo notevole incoraggiamento e numerose collaborazioni da parte di tante associazioni e anche di singole persone.
Questo sta a dimostrare che, quando si presenta sulla scena della cooperazione internazionale una proposta concreta, con obiettivi raggiungibili, faticosamente ma comunque realizzabili, le adesioni e gli appoggi non vengono a mancare.

L'interesse che gravita intorno a questo progetto ha definitivamente messo in chiaro che chi guarda al mondo Inuit è disposto a lavorare con serietà e passione, a patto che venga prospettato qualcosa di più che uno sterile proclama di allarme.
Troppi ne sono stati infatti fino ad oggi lanciati, e alla fine sono serviti solo a dare un po' di notorietà a chi li ha urlati.

Ma alla fine, chi ha portato qualche aiuto agli Inuit?
Chi ha informato sulle difficili condizioni che hanno oggi gli ultimi veri inuit ad Ammassalik?
Nell'ultimo viaggio ad Ammassalik, giocando con i bambini, parlando con gli anziani, stando insieme alle donne che lavoravano, ho scoperto la loro sincera aspettativa di essere nostri amici.

Se riusciremo a coalizzare intorno al progetto le forze che stanno proponendosi per portare un aiuto, sicuramente a breve potremo fare un grande salto avanti, in fatto di realizzazioni progettuali e di nuove proposte.

martedì 24 agosto 2010

La casa inuit di Ammassalik

Un tempo gli inuit di Ammassalik vivevano nelle case di terra.
Erano costruzioni parzialmente interrate, con i muri in pietra e il tetto in zolle di muschio e di torba sostenute da costole di balena o tronchi d'albero spiaggiati.
Avevano dimensioni mediamente di sei/sette metri dk lunghezza per cinque/sei di larghezza, e potevano ospitare dalle dieci alle 25 persone, tutte appartenenti al medesimo nucleo famigliare.

Interno di abitazione -1907 - f.to J.Petersen
Interno di abitazione - ricostruzione Museo di Tasiilaq
Vi si accedeva camminando curvi tramite uno stretto e basso cunicolo lungo un paio di metri, che impediva alla neve e al vento di entrare.
All'interno le pareti erano coperte da pelli di foca, il che creava un ambiente interno abbastanza caldo. Tutto intorno era sistemata una piattaforma, dove sedevano e dormivano gli abitanti.
L'illuminazione era fornita da lampade scavate in pietra di steatite, ove veniva bruciato grasso di foca.
L'aerazione si otteneva tramite un buco nel soffitto.
In un angolo vi era un grande otre, dove i maschi orinavano direttamente, e le femmine vi depositavano la propria versandola da un contenitore più piccolo: l'orina veniva poi utilizzata per la concia delle pelli.
Ogni gruppo famigliare era diviso dagli altri da una tenda in pelle.
Queste case erano abitazioni 'temporanee', essendo gli abitanti di Ammasslik nomadi.
In estate venivano abbandonate, e il nucleo famigliare si muoveva alla ricerca di territori di caccia più abbondanti.
Durante questo periodo le famiglie soggiornavano in tende di pelli, come in uso ancora ai tempi nostri presso gli allevatori nomadi di renne della Siberia.
Questi accampamenti estivi di caccia potevano essere visti ancora negli anni 1950, eretti nelle zone più a nord dei fiordi di Sermilik e di Sermiligaaq.
Ai primi freddi gli inuit rientravano verso la costa, dove il clima era più mite, ma non tornavano alle case abitate l'anno prima. Ne costruivano di nuove in un altro luogo, oppure ne utilizzavano una trovata abbandonata.

Abitazioni attuali a Tinitequilaaq
Questo migrare continuo ha creato la mancanza del concetto culturale di 'casa' così come lo intendiamo noi, e ha fatto sì che questa popolazione ancora oggi dia poca importanza all'abitazione, considerandola più un luogo di 'permanenza' che un luogo dove trascorrere la propria vita.