sabato 20 agosto 2011

Ritorno da Ammassalik

Sono da pochi giorni tornato dal mio terzo viaggio in Ammassalik.

Devo dire che poche cose sono cambiate: in Tasiilaq c'è stata una fioritura di camini in mattoni, così non verranno più portati via dal vento, e di canne fumarie in acciaio...
Si sta asfaltando qualche centinaio di metri di strada e in porto si sta finendo di scaricare la nave cargo della Arctic-Line.
E' appena da un giorno arrivata per la seconda volta dalla Danimarca e ritornerà per la terza volta verso la fine di agosto.
Poi il mare verrà chiuso dai ghiacci, e la si rivedrà alla prossima primavera.

Fino ad allora in Ammassalik dovranno farsi bastare quello che è stato stokkato nel supermercato della catena groenlandese Pilersuisoq, e quello che proverrà dalla caccia alla foca e dalla pesca invernale.A Tiniteqilaaq non è cambiato nulla, tutto era identico alla mia prima visita nel 2008, ma la simpatia con cui questa volta sono stato accolto è stata veramente commovente.
Evidentemente gli abitanti hanno incominciato a riconoscermi non come un occasionale turista, ma come un frequentatore 'assiduo' del loro mondo.
E questo davvero non me lo aspettavo.
Forse il merito è anche del fatto che mi sono sempre dimostrato disponibile ad aiutare chiunque avesse bisogno, cosa che un semplice turista cetamente non fà: portare un sacco di pesci dalla barca alla strada, aiutare ad appendere la carne di foca appena tagliata sull'essicatoio, ecc.
Così se nel 2010 i bambini mi avevano accolto con una bellissima scritta sulla terra della strada, quest'anno ho avuto una altrettanto inaspettata accoglienza...

Ero arrivato da poco più di un'ora e stavo in mezzo a uno sciame di bambini quando una musica lanciata a tutto volume è esplosa alle mie spalle, lasciando letteralmente stordite le mie orecchie.
Poi, lentamente, mi ha avvolto la mente e trascinato in un sogno... nella magia del mondo degli Inuit...
Era molto bella, una musica inuit di festa lanciata a tutto volume....
Che era accaduto?
Mi sono voltato e alla finestra della casetta dai colori sbiaditi che sta sul dosso roccioso all'incrocio delle due strade che portano ai due lati di Tinit...


... lo avevo conosciuto l'anno precedente e ci eravamo fermati per un po' seduti sulle rocce a guardare i ghiacci del Sermilik brillare sotto il tramonto.
Non ci eravamo parlati perchè nessuno di noi due conosceva una lingua che potesse connetterci, così eravamo rimasti in silenzio, e ogni tanto ci guardavamo e ci sorridevamo, facendo ampi cenni del capo per dirci che il momento era stupendo e solenne...

... Adesso lui, l'inuit (si chiama Otto come me!!!) stava alla finestra, mi aveva riconosciuto e mi faceva grandi gesti invitandomi ad entrare.
E per attirare la mia attenzione aveva messo due grandi altoparlanti sul davanzale, e a tutto il paese con quella musica ad altissimo volume faceva sapere la sua gioia nel rivedermi...

( Il mio amico Otto e la moglie. Sotto, la loro casa, picccola ma ordinata e accogliente)

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